PROSTATECTOMIA RADICALE RETROPUBICA


Informazioni utili e norme comportamentali

Caro Signor _____________________,

ogni paziente, di fronte alla prospettiva di un ricovero ospedaliero, specie se per affrontare un intervento chirurgico impegnativo, si pone degli interrogativi: qui di seguito troverà delle risposte ad un certo numero di domande che molti pazienti si pongono riguardo a questo tipo di intervento anche se Le sono già state date verbalmente prima della decisione di sottoporsi a questo intervento chirurgico.

INNANZI TUTTO È BENE RICORDARE CHE SI TRATTA DI UN INTERVENTO CHE VIENE ESEGUITO CON L’UNICO SCOPO DI RIMUOVERE LA MALATTIA NEOPLASTICA AL FINE DI SALVAGUARDARE LA SOPRAVVIVENZA.

1. Per prostatectomia radicale si deve intendere l’asportazione completa di tutta la prostata e delle sue vescicole seminale con interruzione completa e definitiva dei dotti deferenti.

2. L’asportazione della ghiandola prostatica con le sue vescicole seminali ha come conseguenza fisiologica la scomparsa dell’ejaculazione e conseguentemente viene meno la possibilità di avere figli per via naturale.

3. La potenza sessuale viene preservata solo nel 50%-75% dei casi circa e dipende dall’estensione del tumore, dall’età del paziente e dalle Sue condizioni anatomiche. L’obiettivo dell’intervento è quello di essere radicale quindi il chirurgo potrà decidere solo intraoperatoriamente di tentare di preservare la potenza in base alla situazione locale.

4. La continenza, tranne che per una piccola percentuale di casi (2-10%), è buona. La continenza viene raggiunta mediamente nella mia esperienza in oltre il 60% alla rimozione del catetere, nell’80% dopo circa tre mesi dall’intervento tuttavia può migliorare fino 6-12 mesi dove la continenza viene raggiunta da oltre il 90% dei miei pazienti. Dopo l’anno dall’intervento il grado di continenza raggiunto può essere considerato definitivo.

ACCERTAMENTI PRE-OPERATORI

Esami di laboratorio

Rx torace

Elettrocardiogramma e visita cardiologica se necessaria

Altre visite specialistiche dipendentemente dal suo stato di salute

Visita anestesiologica


Questi accertamenti vengono eseguiti generalmente in regime ambulatoriale prima del ricovero.

Quando eseguirà gli accertamenti e quando farà la visita anestesiologica segnali sempre se è in terapia con farmaci ad azione anti-aggregante (tipo Aspirinetta®, Ascriptin®, Ibustrin®, Plavix®, Ticlopidina®, Tiklid® o simili) oppure con anti-coagulanti (tipo Coumadin®, Sintrom® o simili) che devono essere sospesi 7-10 giorni circa prima dell’atto chirurgico sotto controllo medico ed eventualmente sostituiti con altro tipo di terapia.

In particolare, nel caso di terapia anti-coagulante è necessario monitorare la ripresa della funzione della coagulazione.

Se questa terapia non viene interrotta in tempo sarà necessario rimandare l’intervento con tutte le conseguenze organizzative.

Solitamente, prima del ricovero vengono eseguite 1-2 autodonazioni di sangue per ridurre al minimo la possibilità di ricorrere a trasfusioni di sangue da donatore.


COSA FARE IN ATTESA DELL’INTERVENTO

Per facilitare l’esecuzione corretta dell’intervento chirugico ed in particolare per ottimizzare i risultati in termini di rimozione completa della malattia tumorale conservando insieme le strutture anatomiche responsabili della continenza urinaria e della funzione erettile, sarebbe meglio che il paziente si presentasse all’intervento chirurgico con un peso corporeo il più vicino possibile a quello ideale.

I pazienti in sovrappeso dovrebbero cercare di seguire le seguenti regole nel corso dei giorni che precedono l’intervento

- Non bere alcolici e bibite analcoliche (se non quelle dietetiche con zero calorie)

- Bere due litri di acqua (liscia o gassata) al giorno

- Non mangiare dolci

- Limitare pasta, pane e condimenti in genere

- Mangiare minestre di verdura senza pasta

- Favorire il pesce rispetto alla carne

- Mangiare verdura cruda o cotta

- Mangiare frutta (evitare uva, fichi e frutti molto dolci)

- Svolgere esercizio fisico in modo regolare: ogni giorno due passeggiate a passo svelto di 30 minuti ciascuna


Queste regole possono consentire di perdere 5 – 10 kg prima dell’intervento. La perdita di peso si traduce in una maggiore semplicità tecnica nella esecuzione dell’intervento chirurgico e questo si riflette sui risultati funzionali a breve e a lungo termine. Chiedete un parere il Vostro medico di fiducia riguardo a queste regole alimentari, in particolare se diabetici o cardiopatici.


DOMANDE FREQUENTI PRE-OPERATORIE

1) D: Quanto tempo dovrò restare in ospedale?

R: “In genere dopo 7-8 giorni si può essere dimessi senza catetere. Infatti, dopo tale periodo di tempo, il paziente è in genere completamente autonomo e ristabilito. ”. Non è nostra abitudine dimettere il paziente prima con drenaggi e catetere. Il paziente viene dimesso quando è chirurgicamente guarito e non necessita più di assistenza.

2) D: Quanto a lungo dovrò tenere il catetere?

R: “Generalmente una settimana dal giorno dell’intervento. Il paziente viene dimesso dall’ospedale in 7°-8° giornata, senza catetere.”.

3) D: Quanto tempo dovrò restare assente dal lavoro?

R: “Dalle 4 alle 8 settimane dal momento dell’intervento.”

4) D: Quanto tempo è opportuno far passare dal momento dell’accertamento della malattia al momento dell’intervento chirurgico?

R: “E’ opportuno che trascorrano almeno 3 settimane dal momento della biopsia al momento dell’intervento. Se invece è stata eseguita una TURP, è consigliabile aspettare circa tre mesi. In questo modo si permette la risoluzione dell’edema e della reazione infiammatoria conseguenti a queste manovre. Poter operare nelle migliori condizioni permette di ottenere i migliori risultati chirurgici e questo è molto importante: d’altronde, il carcinoma della prostata è una neoplasia che solitamente cresce molto lentamente ed un ritardo, quale quello sopra citato, non pregiudica assolutamente le possibilità di cura della malattia”.

5) D: Che cosa devo fare e che cosa non debbo fare prima dell’intervento?

R: “Occorre sospendere l’assunzione dei aspirina od altri farmaci antiaggreganti od anticoagulanti una settimana prima dell’intervento, poichè queste sostanze possono interferire con la capacità emostatica e coagulativa del sangue e causare emorragie post-operatorie”.

6) D: Quanto dura l’intervento?

R: “La durata media dell’intervento è di 150-180 min, compresa la linfoadenectomia stadiante preliminare. Generalamente viene praticata l’anestesia generale, previa accurata valutazione preoperatoria da parte del medico anestesista”.


INFORMAZIONI POST-OPERATORIE

- dopo la sua dimissione dall’Ospedale, Lei dovrà evitare sforzi fisici intensi, come sollevare pesi o simili per almeno un paio di mesi dopo l’intervento. Infatti, durante questo primo periodo la resistenza della ferita chirurgica è affidata alle suture, che possono rompersi se messe eccessivamente in tensione e causare la formazione di un laparocele: solo dopo due-tre mesi si forma un solido tessuto cicatriziale. Inoltre un violento sforzo durante questo stesso periodo di tempo potrebbe anche compromettere l’integrità dell’anastomosi uretro-vescicale, con gravi conseguenze sull’esito finale dell’intervento e sulla continenza urinaria. Dopo otto settimane, può essere ripresa una vita completamente normale, compresa anche, se lo si desidera, una certa attività fisica.

- Non vi sono altre restrizioni particolari, né nella dieta, né nell’assunzione di bevande. Sono permesse passeggiate, anche lunghe; non vi sono controindicazioni a salire e scendere le scale. Si può riprendere a guidare la macchina dopo 3-4 settimane dall’intervento.

- Lo scroto e il pene si gonfiano frequentemente poiché a questo livello si può raccogliere della linfa. Se questo dovesse accadere, sollevate lo scroto stesso verso l’addome, ponendovi al di sotto, tra le gambe, un asciugamano arrotolato o un sostegno. Generalmente il gonfiore ai genitali dura un mese e scompare spontaneamente.

Se si gonfiano i piedi, gambe o cosce può essere presente una stasi linfatica (linfedema) o un blocco della circolazione venosa (trombosi venosa profonda, vedi sotto). Rivolgersi

sempre ad un medico per un problema di questo tipo.

- Un altro utile accorgimento, nell’immediato periodo post-operatorio, è quello di non stare a lungo in posizione assisa, con le gambe penzoloni: è molto meglio sedere semisdraiati, con le gambe allungate. Questo accorgimento assolve infatti a due compiti: quello di elevare gli arti inferiori, favorendo così lo scarico venoso e riducendo pertanto i pericoli di coagulazione intravascolare e di embolie e quello di evitare indebite pressioni sulla regione perineale. Se il paziente viene dimesso con il catetere, esso deve restare aperto e connesso alla sacca di drenaggio per la maggior parte del tempo; la sacca allacciata all’arto inferiore deve essere usata solo per il tempo necessario qualora si esca fuori casa.

- La più grave complicazione che teoricamente si potrebbe verificare dopo l’intervento è la formazione di un coagulo in una delle vene profonde del bacino ed il suo improvviso distacco con conseguente embolia polmonare, che rappresenta un’evenienza che può mettere in pericolo la vita stessa del paziente. Tale complicazione si può verificare dopo ogni intervento chirurgico ed è in effetti estremamente rara, ma è comunque bene fare di tutto per prevenirla.

Pertanto, innanzi tutto si effettua una profilassi farmacologica, somministrando seleparina a basso peso molecolare sottocutanea dal momento dell’intevento e favorendo una precoce mobilizzazione del paziente: molto utile al riguardo, anche stando a letto, è la ginnastica attiva delle gambe e delle dita del piede, con movimenti alternativi di flessione e di estensione della dita. Sono incoraggiate la deambulazione precoce e le brevi passeggiate. Occorre invece evitare, è bene ribadirlo, di tenere le gambe a penzoloni verticali, se si sta in posizione seduta. Comunque, se insorgesse dolore ai polpacci o gonfiore degli stessi, è bene avvertire immediatamente il medico. L’embolia polmonare può tuttavia verificarsi anche senza alcun sintomo preliminare: essa si manifesta con un dolore improvviso al petto, sudorazione e difficoltà di respirazione, talora escreato ematico: se insorgessero questi sintomi, chiamare immediatamente il medico o recarsi con urgenza al più vicino Pronto Soccorso. Infatti, se presa in tempo, l’embolia polmonare può essere curata efficacemente con farmaci trombolitici ed anticoagulanti.

- Il catetere vescicale verrà rimosso approssimativamente dopo 7-8 giorni dal giorno dell’intervento. Il giorno indicato, verrà praticato un controllo radiologico (Ecografia o cistouretrografia) e, se tutto sarà in ordine, il catetere verrà rimosso e Lei potrà urinare spontaneamente. La sola cosa importante all’inizio è che Lei possa urinare con un buon getto: è assai probabile che nei primi giorni dopo la rimozione del catetere la continenza urinaria non sia perfetta. Non si lasci comunque scoraggiare! Per aiutare la ripresa precoce della continenza urinaria è possibile praticare una sorta di “ginnastica” del piano perineale, che Le sarà di aiuto per un pronto ritorno alla completa normalità.

Per Sua maggiore ed opportuna conoscenza, Le rendo noto che il recupero completo della continenza urinaria se non è immediato avverrà in tre fasi successive:

1° Fase: Si resta completamente asciutti solo la notte, in posizione supina.

2° Fase: Si resta asciutti in posizione eretta e durante la deambulazione. Si perde ancora qualche po’ di urina se si cambia bruscamente posizione, da supini o da seduti ad eretti.

3° Fase: Continenza completa.

Fino a che la continenza non ritorna normale, può essere opportuno portare dei pannolini assorbenti sotto la biancheria intima. Tuttavia, non è bene assuefarsi troppo a questi presìdi, in quanto la continenza ritornerà tanto più precocemente quanto più il paziente si impegnerà nel volerla raggiungere. Fino a che la continenza non è perfetta è bene non esagerare con l’assunzione di liquidi e limitare al minimo il consumo di caffè e di alcool, che stimolano la diuresi e quindi peggiorano sensibilmente il problema.

Ricordi sempre che l’incontinenza completa di urine è diventata rarissima dopo intervento di prostatectomia radicale eseguito correttamente e che la Sua incidenza è minore dell’1%-4%

- Per quanto riguarda le erezioni, nei pazienti in cui sia stato possibile preservare i fasci neuro-vascolari, esse ritorneranno gradualmente. Occorre avere pazienza. La possibilità e l’epoca del ritorno della funzione sessuale dipendono da vari fattori: l’estensione del tumore per un verso e l’età del paziente per l’altro. Ambedue sono importantissimi: infatti, da un lato, è l’estensione del tumore che permette o meno di risparmiare i fasci neuro-vascolari: al proposito occorre ricordare che la prostatectomia radicale è un intervento di tipo oncologico, vale a dire effettuato per rimuovere il tumore nella maniera più completa possibile: se l’estensione del tumore arriva ad interessare i fasci neuro-vascolari o se vi sono zone dure in prossimità di essi, il chirurgo non esiterà a sacrificarli deliberatamente, in quanto la rimozione completa del tumore rimane l’obiettivo primario di questo tipo di intervento.

Se, invece, il tumore è limitato ed è stato possibile risparmiare entrambi od anche uno solo dei fasci neuro-vascolari , la ripresa della funzione erettile dipende soprattutto dall’età del paziente: quanto più il paziente è giovane, tanto più precocemente egli recupererà la funzione sessuale. La funzione erettile migliorerà mese per mese e riprenderà dopo un periodo di tempo variabile tra tre mesi ed un anno. Occorre ricordare che, dopo questo tipo di intervento, è assai difficile che si possa recuperare, - ammesso che fosse presente prima dell’intervento - una erezione conseguente a stimoli visivi o psichici. Il raggiungimento dell’erezione richiederà sempre l’applicazione di stimoli tattili, anche prolungati. Per questo motivo è consigliabile, dopo aver constatato un recupero della tumescenza spontanea, iniziare con degli approcci sessuali: infatti, la stimolazione vaginale può costituire un ottimo stimolo al rafforzamento dell’erezione: non aspettate quindi di avere un’erezione “perfetta” prima di tentare una penetrazione. Inoltre, è possibile ottenere un orgasmo anche senza avere un’erezione completa. Si ricordi che dopo questo intervento, che rimuove la prostata con le vescicole seminali e le ampolle deferenziali, l’orgasmo non sarà accompagnato dall’emissione di liquido seminale.

Se l’erezione tarda a ritornare, non si deprima: infatti, al giorno d’oggi, questo problema può essere risolto al meglio con vari presidi terapeutici: Farmaci per via orale, iniezioni intracavernose di sostanze vasoattive (utili anche per favorire un più precoce ritorno dell’attività erettile spontanea), dispositivi particolari che creano una aspirazione sotto vuoto (vacuum devices) e che in taluni casi possono essere efficaci od infine l’impianto di protesi peniene idrauliche intracavernose, che non lasciano alcun segno esterno e consentono un’ottima ripresa dell’attività sessuale.

Il paziente che preoperatoriamente non ha una buona funzione erettile non potrà sperare di avere delle buone erezioni spontanee dopo l'intervento. Ma anche in questi pazienti si possono utilizzare tutti i farmaci e dispositivi per recuperare la funzione erettile.


CONSIGLI FARMACOLOGICI PER LA RIPRESA DEI RAPPORTI SESSUALI

Può essere utile prendere prima del rapporto sessuale una compressa intera di Cialis 20 mg (da 2 a 4 ore prima del rapporto) oppure Levitra 20 mg (1 ora prima del rapporto a stomaco vuoto) oppure Viagra 100 mg (1 ora prima del rapporto a stomaco vuoto). Questi farmaci si trovano in qualsiasi farmacia ma è necessaria una specifica ricetta medica. ATTENZIONE i pazienti in terapia con NITRATI (medicinali utili in alcuni casi di angina e cardiopatia ischemica) NON possono prendere i farmaci sopra elencati.

- Queste righe sono state appositamente scritte per aiutarLa a rispondere ai quesiti che più frequentemente si pone un paziente operato di prostatectomia radicale, ma esse non possono e non vogliono supplire il consiglio e l’assistenza del medico curante: per qualsiasi informazione supplementare non esiti a contattarci.

CONTROLLI POST-OPERATORI:

Durante il 1° anno post-operatorio è necessario che Lei si sottoponga ai seguenti controlli:

- 1 mese dopo l’intervento: determinazione del PSA, visita urologica, contorollo della continenza urinaria

- 6 mesi dopo l’intervento: determinazione del PSA, visita urologica, controllo della continenza urinaria

- 12 mesi dopo l’intervento: determinazione del PSA, determinazione della fosfatasemia alcalina,visita urologica, controllo della continenza urinaria, controllo dell’erezione. La necessità di eseguire una scintigrafia ossea sarà valutata dall’urologo caso per caso.

Dopo il primo anno, le visite suddette potranno essere eseguite ogni 6 mesi o ogni 12 mesi per i primi 5 anni e quindi annualmente per altri cinque anni.

E’ molto importante che Lei segua, anche se dovesse decidere di rivolgersi altrove, i suddetti controlli.


CONSENSO INTERVENTO DI PROSTATECTOMIA RADICALE E LINFOADENECTOMIA PELVICA BILATERALE

Il sottoscritto ___________________________ con riscontro istologico di carcinoma prostatico dichiara di essere stato ben informato verbalmente riguardo le varie modalità di trattamento, le implicazioni fisiologiche conseguenti ai vari trattamenti e le eventuali complicanze. Dichiara inoltre di aver letto e compreso questo documento di informazione al consenso per l'intervento di prostatectomia radicale.



Data _________________ Firma _____________________________


Il sottoscritto ____________________________dà il proprio consenso all'intervento chirurgico di “Prostatectomia radicale retropubica con linfoadenectomia pelvica”.


Data __________________ Firma_______________________________


Consegnato il ________________________


Il Paziente _______________________________________


Il Medico che consegna ______________________________________